martedì 12 luglio 2011

Ma quanto deve studiare un medico

Post torrenziale e incazzato, concedetemelo.

La famiglia piccolovichinga è appena tornata dalle meritatissime vacanze al mare. Neanche il tempo di disfare le valigie, con la scusa che il pupo dorme e la pupa vuol stare in braccio, mi collego, do un'occhiata in Rete, giusto due blog ed un giornale on line, riprendiamo un po' i contatti con la realtà. E devo subito incazzarmi.
Perchè capitemi, quando si apre il giornale da arrabbiarsi ce ne sarebbe sempre, da qualunque punto di vista la vogliate vedere. Un po' è la realtà delle cose che fa arrabbiare, e un po' i giornali devono comunque farti arrabbiare, sennò non vendono abbastanza. Ma il fatto è che ci ho fatto l'abitudine e al massimo mi sale un certo mal di stomaco.
Però questa volta son capitata su una notizia che magari i più nemmeno ci badano e invece a me tocca un nervo scoperto, che quando con certe cose ci hai avuto a che fare in prima persona, be' ti senti pure in diritto di dire la tua.

Eccola.
Quelli che comandano vorrebbero tagliare i tempi dell'istruzione medica per far fronte alla carenza di specialisti. Ah perchè in Italia c'è carenza di specialisti, e allora perchè emigrano in UK e in Scandinavia? Ma questa è un'altra storia.
Comunque: bene! Bello! Risparmiamo soldi pubblici, già che abbiamo un debito pubblico stratosferico. Razionalizzazione dei percorsi di studio. Adeguamento all'Europa (ci si adegua sempre quando fa comodo).
Fate quello che volete, ma tanto il problema non è QUANTI specialisti sfornate dalla catena di montaggio. Il problema è QUALI.
Miei cari signori, io mi sono laureata nel 2004 in una facoltà di Medicina che all'epoca era considerata la seconda migliore in Italia e vi assicuro che ho studiato a tempo più che pieno e che non ero proprio l'ultima del corso. Mi sono specializzata da internista con indirizzo urgenza nel 2009. Poi sono venuta a lavorare qui in un POSTO SERIO. Che hai i suoi problemi, certo, ma SERIO. E ho notato che:

- qui GLI STUDENTI DI MEDICINA fanno pratica. Pratica, capite? Vanno in ospedale un fottio di ore, parlano con i pazienti, li visitano, fanno la loro valutazione e poi vanno dal medico anziano ad esporre e a discutere il caso. Imparano il lavoro pratico e imparano a ragionare. Vengono controllati e guidati continuamente.
Cari signori, se la medicina fosse un insieme di nozioni il migliore medico sarebbe un computer. Io ho passato dalle 8 alle 12 ore al giorno sui libri durante il corso di laurea e non ho pigne nella testa, ma quando mi sono laureata non sapevo fare niente!
Come pensate di far fare esperienza pratica agli studenti italici? Come oggi, ammassandoli tutti in un bell'ospedale universitario per la gioia di qualche barone, in quattro a visitare una povera vecchietta con la polmonite, cha magari avrebbe pure diritto di starsene in pace? Qui gli studenti girano ospedali periferici e specialistici, ambulatori di medicina generale, servizi psichiatrici. Vanno in ginecologia, in chirurgia. Vanno in Pronto Soccorso e vi dico per esperienza che, quando sono all'ultimo anno, sanno fare una diagnosi e impostare una terapia. Manca loro l'esperienza ma il metodo c'è.
Il mio tirocinio pre-laurea è stato discreto solo in Medicina Interna, dove ho avuto la fortuna di incontrare un prof bravo. In ostetricia ho fatto un po' la pianta grassa in sala parto (abbastanza per convincermi che una donna che partorisce la si considera una vacca da sgravare, ne più nè meno. Per fortuna al momento di partorire Riccardo ero riuscita a dimenticarmelo).
In Chirurgia ho fatto due pomeriggi di nodi e due anamnesi. In Psichiatria mi hanno mostrato il reparto e ho salutato dei pazienti, inoltre abbiamo visto un film che aveva per protagonista un ragazzo schizofrenico.

- qui I TIROCINANTI fanno tirocinio per due anni dopo la laurea e prima dell'abilitazione. Qui un MEDICO ABILITATO è uno che ha girato tutti i principali servizi (medicina generale, medicina interna, chirurgia, pronto soccorso, ginecologia, terapia intensiva, psichiatria e piazzamenti opzionali in altre specialità). L'ha fatto lavorando in prima persona anche se sotto supervisione.
In Italia un medico abilitato è uno che ha passato ore e ore sui libri, che ha fatto una tesi nella maggior parte dei casi non clinica e che ha passato qualche mese a fare la pianta grassa nei corridoi di qualche reparto. Se ha avuto la fortuna di incontrare qualche medico bravo che gli insegnava, se di propria iniziativa è andato a far pratica in qualche anonimo reparto periferico Per Niente Figo ma SERIO allora OK, altrimenti non sa lavorare.
Ah dimenticavo che i tirocinanti svedesi sono pagati per il lavoro che svolgono, visto che LAVORANO e non fanno le piante grasse.

- Con questi presupposti, qui GLI SPECIALIZZANDI arrivano al loro primo giorno di lavoro che già sanno fare i medici. Devono appunto "solo" specializzarsi in un dato ambito, non devono imparare tutto dall'inizio. Io alle mie prime guardie ero terrorizzata.
Qui GLI SPECIALIZZANDI sono assunti dall'ospedale con un contratto che prevede che girino tutti gli ambulatori e i reparti necessari secondo il programma di studi previsto dal ministero. Per intendersi uno che vuol diventare internista deve fare tot mesi in cardiologia, tot in nefrologia, tot pneumologia oltre che ovviamente in medicina, deve fare sia ambulatorio che reparto che guardie, deve avere un tutor, un responsabile che lo segue il quale a sua volta deve essere qualificato per fare il responsabile. Deve fare corsi su argomenti specifici 4 settimane all'anno. L'ospedale non soddisfa il contratto e non ti consente di formarti come specialista (ad esempio tenendoti sempre nello stesso servizio o caricandoti di guardie al punto che non hai tempo di fare altro)? Puoi sempre cambiare posto. In Italia sei legato al barone di turno.
Io ho avuto un prof bravo che è stato la mia grande fortuna e probabilmente l'unica ragione per cui non me ne sono andata prima.
Ma ho fatto per anni SEMPRE LE STESSE COSE. Ho fatto reparto con responsabili che ne sapevano meno di me, che davano un'occhiata e se ne andavano per i fatti loro lasciandomi gestire tutti i problemi clinici da sola. Eccolo, è lo stipendio di questi individui lo spreco di denaro pubblico. A questo punto assumi me.
Un medico dovrebbe sapere cosa fare in caso di arresto cardiaco, no? E non è esattamente che lo si impari guardando ER. Magari sarebbe auspicabile che una Direzione Sanitaria degna di tal nome si assicuri che ogni giovane medico che entra in un ospedale sappia cosa fare se viene chiamato per un'urgenza in cui non si può perdere nemmeno un secondo. Qui appena arrivata al lavoro mi hanno rifilato un corso di ripasso di ACLS (il sistema internazionale di gestione medica dell'arresto cardiaco). Da specializzanda me l'ero studiato sul libro. Appena ho avuto i soldi mi sono pagata il corso con le simulazioni sul manichino. Nessuno mi ha detto di farlo.

- Le PROCEDURE INVASIVE. Avete presente? Il medico è quello che al bisogno cuce, infila aghi in una vena centrale, una pleura, in un'articolazione o tra le vertebre, riduce una lussazione. Fa una gastroscopia. Per non parlare dell'anestesista che intuba e del chirurgo che opera.
Ora gli specializzandi anestesisti dove ho studiato io facevano in sacco di esperienza. Al prezzo di turni di 24-36 ore, ma la facevano. Meno male almeno loro.
Una mia vecchia conoscente ha fatto otorinolaringoiatria che è una specialità chirurgica. Ha fatto notti e notti di guardie, parecchie piccole procedure. Operazioni serie: qualche volta da seconda, mai da prima. Stessa storia per i chirurghi generali (per intendersi, quelli che operano la pancia).
Io sono internista con indirizzo urgenza: c'è una lista di procedure che devo saper fare per stare in un Pronto Soccorso o in un reparto di Medicina. Credete che qualcuno si sia preso la briga di insegnarmele? Per alcune sono andata io a cercare dove potevo far pratica. Reparti non universitari ma SERI. Per altre ho fatto corsi pagati di tasca mia.
Quando sono arrivata qui, al secondo giorno di lavoro in affiancamento, che ancora con lo svedese facevo fatica, mi han detto: bisogna fare una puntura lombare a quella signora (entrare con un ago tra le vertebre lombari per prelevare del liquido spinale da analizzare), falla tu che essendo specialista sicuramente ne avrai già fatte tante. Son cascata dalle nuvole. Il tirocinante del reparto ne aveva fatte nella sua vita una decina. Io ne avevo fatte: ZERO. Maledizione, nella mia scuola di specialità non c'era nessuno che la insegnasse. C'era chi si faceva la popò nei mutandoni a quadretti al solo pensiero di eseguire una procedura che POTREBBE CAUSARE COMPLICAZIONI. Non si sa mai che qualcuno lo denunci (Ora spero che sia chiaro a tutti che qualsiasi procedura medica è a rischio seppur minimo di complicazioni e che ovviamente va fatta quando i benefici sono superiori ai disagi e ai rischi, e compito del medico dovrebbe anche essere fare una valutazione onesta di questi rischi).

Ora non crediate che io stia qui solo per lamentarmi dell'Italia (che a differenza del consorte mi ostino a scrivere con la maiuscola). Affinchè non dobbiate aver paura la prossima volta che andate dal medico vi confiderò che'Italia è piena di medici bravi che fanno bene il proprio lavoro. Perchè nonostante un sistema che non funziona si son dati da fare, hanno studiato, hanno preso al volo ogni occasione per far pratica e si sono costruiti delle competenze. L'Italia viene mandata avanti da gente che ha coscienza, mica solo negli ospedali ma dappertutto.
Ma il sistema è duro da cambiare. Pachidermico. Tutte queste carenze della scuola di specialità mi erano chiare anche quando ci stavo dentro e mica solo a me ma a tutti i colleghi. E siccome non è bello lamentarsi senza fare niente ci siamo detti: non si può cambiare il mondo dalla tastiera di un computer, ma si potrà ben migliorare un corso di studi che coinvolge qualche decina di persone. E allora: parla con i profe, parla col barone, proponi un'organizzazione alternativa, piazzamenti in altri reparti, rotazioni, corso ACLS. Nulla. L'unica risposta poteva essere individuale. Ognuno vada a imparare per conto proprio, e fuori dagli orari di lavoro.

Ora, cari signori che volete accorciare gli studi dei medici per il nobilissimo scopo di risparmiare quattrini, sappiate che la realtà è molto ma molto più incasinata di come potreste far credere dalle righe di un'intervista.

30 commenti:

thyberius ha detto...

Purtroppo uno dei problemi che ci sono in Italia è questa mentalità statica che porta ad una forma di immobilismo che fà comodo a tutti quelli che hanno in mano le redini per potere o per fama raggiunta come i "baroni" che citi...le cose che funzionano sono troppo spesso lasciate alla buona volonta dei pochi dotati di "senso del dovere" che però non è infinito...in altri paesi non saranno tutte rose e fiori ma forse c'è una certa volontà di far funzionare le cose quantomeno per non incorrere in pericolose azioni sociali..come la realtà dimostra in tante occasione se si và oltre il punto limite anche la persona più remissiva del mondo diventa una fiera pronta alla lotta...
Thyberius

simona ha detto...

cara giulia, che dire? sono d'accordo al 100% con la tua rappresentazione, che talora (es centro italia dove mi sono "formata" come specialista io) può essere ancora peggiore! l'ipocrisia e l'ignoranza accoppiate regnano sovrane!
purtroppo non credo che il "nostro" paese abbia reali speranze di cambiamento, la mentalità dell'"utile" piuttosto che del giusto è troppo radicata!
un abbraccio

Silvia ha detto...

Standing ovation !!!! Finalmente l'hai scritto questo post :))) Ora ti linko pure sul nostro blog...

Morgaine le Fée ha detto...

Guarda, non sono un medico, ma quando ho letto sta cosa dell'accorciare i corsi di laurea in medicina mi sono incazzata anch'io, e poi ho pensato a te.
a questo punto tanto vale tornare a fare le operazioni come i barbieri medievali.

siete tornati dalle ferie? anche noialtri, un paio di giorni fa :)

G S ha detto...

Ciao, ho trovato il link a questo post sul blog "one way to Sweden".
Sono uno studente di medicina, ho appena finito il primo anno. Vorrei chiedere, come si diventa medico in Svezia? A che età si comincia l'università? Quanti anni dura? Quando si comincia a frequentare il reparto?
Grazie in anticipo.

PS: complimenti per la scelta non facile che avete intrapreso (e che spero di intraprendere in un futuro non lontano) :)

FastiFloreali ha detto...

Ciao, non sono medico ma architetto, frequento alcuni medici bravi, per fortuna e ho letto il tuo post, condividendolo appieno dalla parte del paziente. Hai centrato il sistema Italia su Istruzione e Università; ancora oggi e sicuramente domani diciamo che la differenza la fanno le persone!

staff ATP ha detto...

Giulietta!
Questo post memorabile è musica per le mie orecchie! Per me e per chi come me rimane (per ora) in Italia desideroso di cambiare le cose.
Un forte abbraccio a te e alla tua famiglia!
Martino

Marghe ha detto...

Cara Giulia, come capisco la tua rabbia! Ti seguo sempre; ci siamo già sentite via email tempo fa (non so se ti ricordi... avevamo una mezza idea di trasferirci anche noi in Svezia, ma un nuovo pupetto ci ha fatto rimandare parecchie cose...), e come sai, la mia esperienza universitaria è molto simile alla tua. Non posso che condividere tutto ciò che scrivi riguardo il corso di laurea e -soprattutto- di specializzazione. Io sono talmente demoralizzata che, quando ho letto la notizia, ho pensato: "tanto peggio di come vanno le cose ora..." La formazione del medico è talmente lasciata alla singola iniziativa che un anno in meno non cambia niente. In effetti, se si facessero 5 anni PER BENE, DI PRATICA CLINICA, anzichè 6 anni di studi pedanti, ripetitivi e nozionistici (ma in quante salse abbiamo studiato, che so, la fenilchetonuria?? quante volte la incontreremo nella pratica?), magari questa riduzione non sarebbe dannosa. Ma per come vanno le cose in Italia, vedrai che taglieranno semplicemente il cursus di un anno, senza apportare nessun cambiamento ai programmi. Una specie di indulto, senza costruire nuove carceri. Ma da una come la Gelmini, che ti vuoi aspettare?
Se ti va, passami a trovare sul mio nuovo blog (e leggi le avventure di "marghe: la dottorina"), mi farebbe piacere: www.mammaebabbo.blogspot.com
Ciao, e un abbraccio a tutta la tua famiglia!

Kata ha detto...

A me che ti leggo da giurista mi viene in mente la domanda: ma come faranno passare una legge del genere agli occhi all'Unione Europea? Esiste una direttiva europea che determina la durata minima del corso di laurea in medicina (6 anni o 5500 ore di insegnamento).
Leggi qui (vedi l'art. 24):
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2005:255:0022:0142:en:PDF

Intendiamoci, non è che un'università non può organizzare un corso di laurea in medicina che duri soltanto 5 anni. Ogni paese è libero di organizzare i corsi di laurea come gli pare. Il punto è che se non ti adegui a questi standard minimi gli altri Stati Membri non sono obbligati a riconoscere la laurea che rilasci.

Marco ha detto...

Secondo me questa trovata è l'ennesima indicazione della poca serietà di un governo che si occupa solo di legalizzare le cazzate del premier (legalize the premier!!!!).

La masnada di idioti che governano il bel paese non ha idea di come stanno le cose.
C'è bisogno di più specialisti? Ce ne sono da buttare... Un po' come quando B disse (2-3 anni fa) "liberalizziamo l'edilizia, così creiamo più posti di lavoro" come se il mercato immobiliare andasse a gonfie vele...

D'altra parte non voglio schierarmi contro questa povera parte politica del paese, l'altra parte mi pare molto a corto di idee...

Fiammetta ha detto...

"In Psichiatria mi hanno mostrato il reparto e ho salutato dei pazienti, inoltre abbiamo visto un film che aveva per protagonista un ragazzo schizofrenico."

Ti prego, dimmi che è una battuta. Non so se ridere o piangere.

Ma cosa sono i "nodi" che hai fatto in chirurgia?

Comunque brava, interessantissimo questo post.

Dutaurintalfiord ha detto...

Cavoli, già solo con la storia del film il tuo tirocinio in psichiatria è stato migliore del mio :) Quoto in toto, anche il fatto che noi anestesisti a Padova siamo tra quelli messi meglio quanto a formazione.
Per quanto mi riguarda dal prossimo ottobre andrò a lavorare ad oslo e anche se me la sto facendo sotto non vedo l'ora!
A proposito, siete già invitati per uno spriz vista fiordo!

Paolo

franco ha detto...

Complimenti Giulia, quando t´incazzi ti vengono fuori i post migliori. (quoto)

Però secondo il mio medico di base in Italia: è anche vero e tu me lo puoi confermare, che nel bene e nel male la sanità italiana, quindi i suoi operatori, è considerata una delle prime due d'Europa, che vengono persino dagli USA a studiare medicina in Italia, vorrei un tuo parere su questo.

Certo fa male sapere che i baroni sono sempre più potenti e la fuga dei cervelli ha avuto una impennata pazzesca negli ultimi mesi. Povera Italia mia (nostra…) spende soldi per preparare giovani e le altre nazioni ne godono i frutti.

A proposito del valore legale della laurea come dice Kata, con cosa si sostituirà l`anno mancante? Nell'UE le lauree sono equivalenti. Cosa diremo agli altri paesi?

Ps: Un´ultima curiosità: Come andò con la signora la quale dovevi togliere il midollo spinale…?

Natti natti franco.

Framaulo ha detto...

Ciao, come ex studente e neo-medico (ho sostenuto oggi quella farsa chiamata esame di abilitazione) confermo ogni singola parola del post, e aggiungo che in due mesi di Urgenze in Francia ho imparato più cose che in 8 (purtroppo) anni di Medicina in Italia.

Non so se sono un "cervello" oppure no, ma sicuramente da oggi sono ufficialmente in fuga.

Complimenti per il blog e in bocca al lupo per tutto! Francesco

seoer ha detto...

Anche io mi "Latino" a scrivere Italia con la maiuscola, ma più per una forma grammaticale che altro, visto che quel paese pachidermico come lo hai definito tu, non potrà mai e poi mai cambiare con la gente che ci vive e con la mentalità idiota da cui è sopraffatto.
Si parta continuamente di rivoluzionare il sistema, di renderlo efficiente e snello, e guarda cosa?

Stiamo, anzi stanno, ancora a parlare di riduzione degli stipendi dei politici e abolizione delle province come pure forme di propagandiamo sociale, quando nella realtà dei fatti hanno creato 25 nuove province negli ultimi 6 o 7 anni e si sono come di rito aumentati lo stipendio.
Ma la cosa che più fa specie è che i primi a fare gli assenteisti quando si decide di votare quelle cose sono i primi a promuovere le iniziative.

E con questo spirito allora, cosa si vuol fare? Nulla,la soluzione è quella di emigrare. Punto e basta.

Tu sei in Svezia, io in Uk, e so di n altre persone che hanno già fatto o stanno facendo le valigie.
L'italia (di proposito minuscola) lasciamola agli africani a questo punto.

Antonio Frascarelli ha detto...

Ho letto il tuo post, e credo che seguirò il tuo blog.
Come te sono un italiano in fuga da questa ormai priva di interessi terra abbandonata a se stessa e ai papponi che la stanno sputtanando!
E come te sono diretto al nord.
E come tuo marito ho perso il vizio di scrivere italia con la prima lettera maiuscola...

Un saluto e in bocca al lupo per tutto.

Paolo ha detto...

Ciao Giulia, sono uno studente di medicina del 6° anno, nella 4° università italiana (almeno secondo le classifiche).
Credo che più di qualunque altro possa solo dire che la tua analisi è corretta al 200%!!!

Non ho mai fatto nemmeno un prelievo nè fatto un'ega figurati una lombare! Da noi è già tanto se ci fanno prendere la pressione e purtroppo le occasioni per imparare dove sono io sono davvero poche. Ho avuto la fortuna di stare in pediatria o qualche altro posto per conto mio e imparare tantissime cose, ma non potevo certo iniziare a mettere agocannule a dei bambini...

Una delle poche specialità dove da noi FAI (nel senso ega, intubi le persone, ti eserciti sul manichino per il corso di rianimazione avanzata e così via...) è appunto anestesia e rianimazione, peccato davvero sia una delle eccezioni!!

Fortunatamente la mia specialità (Reumato) mi sembra buona e gli specializzandi vengono davvero seguiti però è una delle poche dell'intero ospedale. E se così non fosse stato mi sarei già trasferito ora...per il dopo...bè in questo ci stavo già pensando di trasferirmi (e avevo già pensato alcuni posti europei tra cui la Svezia).

Il problema è che nemmeno molti studenti si rendono conto di queste problematiche, alcune dormono letteralmente in piedi! o leggi blog come questi (mi sono preso il permesso di condividerlo su FB spero non ti dispiaccia) o parli con studenti che vengono per gli scambi (polonia svezia spagna inghilterra mexico brasile portogallo e altri ancora) e ti accorgi di quanto sia NOZIONISTICA e per niente clinica la nostra laurea....noi veniamo preparati come ricercatori medici e non come clinici, peccato che in Italia non si riesca praticamente nemmeno a fare ricerca!!!

E per 1 anno in meno di specialistica vuol solo dire avere 1 anno in meno in cui poter essere preparati bene, personalmente non ne sono per niente contento! (anche perchè dovendomi ancora laureare credo che ci rientrerò :( )
Mi ha fatto molto piacere leggere il tuo post e spero che molti altri possano farlo...

Paolo

Giulia ha detto...

Wow quanti commenti! Non credevo che il mio sfogo potesse interessare così tanto.
Intanto grazie a tutti.
@ Thyberius: è come dici
@ Morgaine: di per sè una riduzione ci può anche stare, se si sfrondano i corsi inutili e soprattutto ripetitivi e si potenziano i tirocini pratici durante il corso di laurea e si migliora la pratica durante la specialità (e non basta scriverlo sulla carta perché venga fatto). Ma tagliare e basta non ha nessun senso, è un riempirsi la bocca di aria giusto per dire "stiamo facendo qualcosa". Tra l'altro le scuole di specialità che adesso vorrebbero ridurre sono passate da un ordinamento a 4 ad uno 5 anni solo un paio di anni fa. L'ordinamento nuovo non è ancora del tutto implementato e comunque la formazione pratica non ha mai funzionato… e anziché provare a far funzionare quello che c'è vogliono riorganizzare tutto un'altra volta!?
PS sì siamo tornati, venite a trovarci? abbiamo in sospeso un certo scambio culturale sui Lego :-D
@ Silvia: grazie. A proposito, che fine ha fatto il blog del medico di famiglia incazzato? Volevo linkarlo a proposito di un certo dottor S che tu ben conosci, ma sembra sparito dalla Rete. Non avrà avuto problemi legali spero…

Giulia ha detto...

@ GS: in Svezia funziona così: corso di laurea di 5 anni e mezzo (si inizia di solito a 19 anni), esame finale, due anni di tirocinio (chiamato AT) tra medicina generale, interna, chirurgia, pediatria, ginecologia e ostetricia, psichiatria e forse dimentico qualcosa, abilitazione, poi specialità di almeno 5 anni (molti si subspecializzano facendo ulteriormente due anni). Il medico laureato ma non abilitato lavora sotto supervisione di uno abilitato e può prescrivere farmaci con certe limitazioni. Lo specializzando (ST) essendo abilitato lavora autonomamente ma può/deve sempre consultare uno specialista che è il responsabile finale della gestione clinica dei malati ed è tenuto a fare particolari corsi teorico-pratici. Siccome i posti in tirocinio e in specialità sono inferiori alle richieste, molti giovani medici svedesi lavorano almeno un anno come sostituti (vikarier), ovviamente pagati, questo consente loro anche di "provare" diverse specialità prima di decidere (ci sono vicariati in praticamente tutti i reparti e servizi). Gli studenti del corso di laurea incominciano ad affiancare i medici in ambulatorio fin dal primo anno, anche se ovviamente all'inizio non possono fare molto.
@ Simona, Marghe, Paolo e tutti gli altri colleghi che, anche dal blog di Silvia, confermano la situazione che ho descritto: io veramente speravo in una smentita, speravo che qualcuno mi dicesse che ho vissuto un'eccezione, invece evidentemente le eccezioni sono i posti seri. Eppure di medici bravi che saprebbero anche insegnare bene ce ne sono, è l'organizzazione che manca.
@ Martino: ma a forza di rompere le palle, da quelle parti, non si muove ancora niente? Almeno i corsi ACLS non dovrebbero essere difficili da fare.
@ Kata: se ho capito bene vogliono prima di tutto ridurre le specialità e siccome per molte di queste la UE prevede 4 anni, la cosa è formalmente fattibile. Però i neo-abilitati stranieri, venendo da una formazione realmente professionalizzante, iniziano la specialità con capacità che gli italiani devono invece ancora acquisire.
Purtroppo il problema non è formale ma sostanziale. In Italia esistono già elenchi dettagliatissimi di tutto quello che lo specializzando deve aver fatto per specializzarsi, ma vengono spessissimo disattesi. Io ho provato a protestare dicendo "ma qui c'è scritto che devo fare 50 procedure così e 40 procedure colà e se non posso farle in questo reparto voglio andare da un'altra parte" e sono effettivamente riuscita a farmi mandare da un'altra parte, ma questo ha riguardato solo me che rompevo le palle, e solo grazie al fatto che avevo il prof bravo, senza che ci fosse alcun cambiamento dell'organizzazione per permettere a tutti di farlo (e comunque non sono riuscita lo stesso a rispettare tutti i requisiti di legge).
Per il corso di laurea, volendolo ridurre, basterebbe mantenere le 5500 ore, non importa se vengono svolte in uno o due semestri in meno, che ne dici?

Giulia ha detto...

@ Marco: infatti non sono questioni politiche ma tecniche.
@ Fiammetta: non era una battuta no. I nodi chirurgici sono quelli per fissare il filo da sutura, richiedono una certa manualità. Già, per imparare e fare le suture vere e proprie, però, mi sono fatta di mia iniziativa un corso apposito.
@ Paolo sui fiordi: evviva gli angeli anestesisti! Salutami la Manu mia ex collega di clinica, se ancora lavora lì. Oslo è una bella città, per lo spritz ci conto eh?
@ Franco: il confronto del sistema sanitario italiano con altri, ad esempio quello svedese, meriterebbe un post a parte se mai avrò tempo. Nelle classifiche fatte in un certo modo, quello italiano arriva in alto perché dedica molte risorse all'assistenza materno-infantile, che "pesa" molto. Nelle classifiche basate su altri outcome, non si piazza così in alto ma è comunque discreto.
Alla signora non ho tolto il midollo, mioddio così sembra un film horror :D. In realtà si tratta "solo" di infilare un ago in una specie di serbatoio di liquido spinale che si trova nella parte bassa della spina dorsale, il midollo non viene neppure toccato. È andata che ho spiegato onestamente che quella procedura non l'avevo mai fatta (non ci volevano credere), poi il prelievo, che non era urgente, è stato per qualche ragione rimandato al giorno dopo. Ho passato la serata a studiare la procedura su Medscape e su You Tube (non ridete, ci sono ottimi tutorials su You Tube!) e il giorno dopo ho fatto il prelievo sotto supervisione del responsabile e senza complicazioni.

Giulia ha detto...

A quelli che sono diretti all'estero: buona avventura!
@ Paolo lo studente: "noi veniamo preparati come ricercatori medici, non come clinici". Hai riassunto tutto in una frase. Aggiungerei che pesa molto l'abitudine italica di snobbare il lavoro tecnico, considerandolo "da meno" di quello intellettuale. Io invece preferisco essere una brava (speriamo) tecnica che un'aspirante ricercatrice.

Un'ultima precisazione perchè non vorrei essere fraintesa: non sono un cervello in fuga! Lasciamo questa definizione a chi davvero produce ricerca e innovazione.

Dutaurintalfiord ha detto...

Manu Parotto intendi?? E' una collega super bravissima oltre che una persona squisita! Te la saluterò sicuramente!!!
Non sai quanto sono contento di leggere il vostro blog e sapere che siete in zona! Anche magari per avere qualche consiglio o scambiare qualche impressione!
Io fino a settembre sarò in Italia con la mia compagna norvegese e la nostra piccola peste di 4 anni, poi a Oslo per questa nuova avventura. Ha det bra kjaere svenske naboer, vi sees i høst!

Paolo

mezzatazza ha detto...

Da studentessa (per quanto mediocre) di medicina, sottoscrivo, applaudo e poi torno a mettermi le mani nei capelli.

Marghe ha detto...

Ciao Giulia, ti ho linkato sul mio blog. E ho scritto anche io la mia esperienza (desolante).
Complimenti ancora.

Andrea Millozzi ha detto...

L'antropologa Margaret Mead ha detto: "Non dubitate mai che un piccolo gruppo di cittadini preoccupati possa cambiare il mondo. In realtà, è l'unica cosa che sia mai accaduta". ATTIVIAMOCI TUTTI!

Non si sfugge, per quanto arduo sia, o ci si rimbocca le maniche e si fanno le cose che servono o è inutile stare a lamentarsi... BRAVA!

Alssandra ha detto...

Ciao Giulia, ho trovato il tuo post davvero interessante.Sono una ragazza svedese che é cresciuta qui in Italia e sogna di diventare medico. Non essendo stata ammessa a studiare in Svezia,ho mandato la domanda a Danzica(Polonia)dove fui accettata.Ieri ho fatto l'esame di ammissione alla Sapienza e credo di essere entrata anche lì.Ora il mio grosso dilemma é: dove vado a studiare medicina? Tutti mi dicono che l'Italia sta andando a pezzi,l'Università non funziona ecc. Della Polonia mi hanno parlato molto bene,so che si fa MOLTA pratica e non avrei il problema della lingua dato che é un corso in lingue inglese che parlo perfettamente. Tu hai conosciuto studenti di medicina polacchi?come li hai trovati? Più preparati? Cosa faresti al mio posto? Scusami per tutte le domande che ti sto facendo ma avrei davvero bisogno di opinioni da parte di gente che ne sa più di me. Ti ringrazio del tuo tempo. Alessandra

Giulia ha detto...

@ Alessandra, ma se vai in Polonia a studiare, devi comunque imparare il polacco per intenderti con i pazienti, altrimenti come fai a fare pratica?
È interessante quello che dici sul livello di formazione pratica, la mia ex responsabile del personale qui in Svezia mi ha detto invece che i medici polacchi si laureano senza aver mai visto un malato. A questo punto penso che probabilmente cambi molto da un'università all'altra.
Io personalmente ho avuto due validi colleghi polacchi qui in Svezia, ma erano entrambi già specialisti, quindi non posso dire nulla sulla preparazione fornita al corso di laurea e nemmeno aiutarti nella scelta.
Anche se in Italia stanno tagliando tutto, Medicina è una facoltà potente nelle università quindi non credo che finirà sul lastrico. La preparazione teorica in Italia è buona, se decidi di restare vivrai con il naso nei libri forse più del necessario, ma ne varrà la pena. Per la pratica bisogna organizzarsi da sé, sapendolo fin dall'inizio si può fare :D. Per esempio puoi frequentare l'ambulatorio del tuo medico di base una volta a settimana e/o un pronto soccorso in estate, l'importante è conoscere qualcuno che abbia voglia di spiegare. Anche con un anno di Erasmus all'estero, magari al quinto anno quando ormai conosci le basi della medicina, puoi fare molta esperienza.
Quindi secondo me, la laurea in Italia è un'opzione percorribile. Invece consiglio vivamente di andare all'estero per la specialità, a meno che non trovi un posto d'eccellenza in Italia o che le cose non migliorino molto ma molto rapidamente nei prossimi anni.
Una volta laureata, in Svezia ti accoglieranno a braccia aperte e avrai la possibilità di integrare i tirocini pratici con quello che ti manca e, probabilmente, una maggiore libertà di scelta riguardo sia il ramo di formazione che il posto di lavoro. Come detto nel post, la qualità della fromazione specialistica è molto migliore qui. Poi magari ti appassioni ad un campo particolare e vai a finire in qualche altro posto, chi lo sa?

Simone ha detto...

Io ho girato 5-6 reparti prima di trovarne uno dove mi insegnassero qualcosa. Ora sono interno a medicina di urgenza.

Il problema comunque esiste ed è gravissimo. Io do la colpa un pochino anche agli studenti: fissati coi 30 e lode, disinteressati ai reparti e tutti concentrati verso la specializzazione "figa" piuttosto che verso il modo di imparare a fare qualcosa sul serio.

Simone

Butterflies InMyHead ha detto...

Ciao Giulia & vichinghi! Complimenti per il vostro blog, davvero molto carino e interessante! Vi ho incontrati per caso in rete, mentre cercavo informazioni sulle Scuole di Specializzazione all'estero. Sono una studentessa di medicina, in una facoltà assolutamente NON in cima alle famigerate classifiche!! Anzi, per darvi qualche indizio in piú, ma sempre senza fare nomi, é una di quelle in cui un giorno si (e l'altro pure) vien fuori uno scandalo!!! Quindi non credo che vi stupirete se vi diró che approvo e sottoscrivo al 2000 per cento ció che tu Giulia, e poi in risposta tutti gli altri, avete scritto riguardo la situazione qui in Italia. E neanche del fatto che da qui voglio andarmene. Qui ho studiato per sei anni, adesso sono fuori corso quindi anche di piú. Quando saró fuori dall'università non sapró fare niente (perché l'università NON TI INSEGNA A FARE IL MEDICO, MA LO STUDENTE DI MEDICINA), probabilmente non entreró neanche in Scuola di Specializzazione date le lunghe "liste di attesa" e la pressoché assoluta mancanza di legalità nello svolgimento dei concorsi... E nella utopica ipotesi che io riesca a farcela, mi si prospetta un futuro da pianta grassa (come tu Giulia hai giustamente raccontato!). Ed ecco che mi prende lo sconforto. Cioé scusate... io sto sacrificando la mia vita da ragazza, sto vivendo reclusa sui libri da anni (e sia chiaro, lo sto facendo per mia scelta e con profonda convinzione) per ottenere  UN PEZZO DI CARTA, e piú in là una preparazione forse decente nella mia singola specialità, ma scadente in tutte le altre. Se tutti i miei anni di studio e sacrifici (miei e dei miei genitori) devono portare a questo risultato pietoso, allora a che cavolo servono??? Sapere che probabilmente qui in Italia non diventeró mai il medico che vorrei essere é deprimente e demotivante per me, ma sarebbe un'ingiustizia anche per quei poveracci di pazienti che mi troveranno un giorno lungo la loro strada!
Ecco Giulia, sapere che lí in Svezia le cose vanno diversamente mi fa ben sperare per il mio futuro. Potrebbe essere una soluzione! In questi giorni, anche alla luce del disastroso risultato delle elezioni politiche, ci sto riflettendo parecchio. La voglia di lasciarmi alle spalle questa situazione stagnante é tanta, a punto tale da ridimensionare anche le paure e i timori legati a una scelta di vita cosí  importante.
Pertanto volevo chiederti dei consigli. Mancandomi un anno circa al conseguimento della laurea, la mia idea sarebbe di laurearmi e abilitarmi in Italia, e poi scappare! :D :D Nel caso della Svezia, potrebbe essere utile, ad esempio, ottenere una certificazione della conoscenza dell'inglese (IELTS, TOEFL, ecc ecc) ? Oppure mi consiglieresti di cominciare già a studiacchiare un pó di svedese? O addirittura mi indirizzeresti verso altri Paesi Europei, laddove magari vi é maggiore richiesta di medici?
Ti ringrazio infinitamente per tutte le informazioni che hai voluto mettere a disposizione di tutti e per il bel lavoro di questo blog.
Vi abbraccio! A presto

Giulia ha detto...

@ Butterflies in my head, ci ho scritto un nuovo post :)